Beata homoignorance!

 I risultati di un sondaggio al convegno “Omofobia sociale e interiorizzata: come curarla” dell’Ordine degli Psicologi del Lazio

Qualchepsicoterapia volta le cifre parlano da sé, qualche altra volta bisogna saperle interpretare. Sabato 20 settembre, in una bella sala della Biblioteca Nazionale Centrale, le cifre hanno, a modo loro, urlato.
L’Ordine degli Psicologi del Lazio ha organizzato un’interessante mattinata sul tema “Omofobia sociale e interiorizzata: come curarla”. Dalle 9 di mattina fin quasi alle 14 i relatori Vittorio Lingiardi, Nicola Nardelli, Emma Baumgartner e Luigi Manconi hanno presentato i loro interventi sul difficile tema dell’omofobia sociale e interiorizzata. Che, diciamolo subito, interiorizziamo solo noi gay, lesbiche bisessuali e trans, perché in giro sembra che in tanti ce l’abbiano ben esteriorizzata e non sembrino soffrirne particolarmente. Misteri di una fobia che spaventa più l’oggetto della stessa che chi ne è affetto…

La Dr.ssa Marialori Zaccaria, Presidente dell’Ordine del Lazio, ha presieduto il convegno con garbo e chiarezza, e a lei va la mia stima per aver organizzato un evento così importante proprio mentre il nostro Parlamento è preoccupato più della libertà di insultare di alcuni che delle offese e delle violenze contro omosessuali e transessuali di questo Paese. Inoltre vorrei sottolineare che questo congresso ha presentato le Linee Guida dell’ordine degli Psicologi del Lazio per l’accoglienza e l’ascolto dei pazienti omosessuali e bisessuali, contenute nell’ottimo volume “Etica Competenze e Buone Prassi”FCV-41 Linee guida OPL-S-228x228 di Raffaello Cortina Editorie, inviato a ogni iscritto. Non è superfluo sottolineare la posizione ufficiale dell’Ordine, che indica chiaramente come sia l’omofobia la “malattia” da curare, non certo l’omosessualità. Ancora più lodevole dunque che questo convegno non nasconda ma anzi illumini, perché possano essere superate, le difficoltà di alcuni psicologi nell’affrontare la questione. Un’opera di chiarezza e aggiornamento che va ad onore di tutti gli psicologi.

Il prof. Vittorio Lingiardi non è stato solo chiaro e competente, ma anche paziente e cordiale con chi, tra il pubblico degli psicologi invitati, ha fatto domande di questo tenore: “Perché parlate tanto di orientamento sessuale? Allora anche la pedofilia è un orientamento sessuale…”. Oppure chi, da psicoterapeuta, dichiarava con “evangelica” veemenza che se un paziente si rivolge a lei per cambiare orientamento “perché non dovrei fare ogni sforzo per migliorarlo?” Sottolineo l’accurata scelta del termine: “migliorarlo”. Ma si è trattato di casi isolati: la platea era tutta interessata e attenta, e di tutt’altro avviso.

Tuttavia non sono le confusioni di alcuni o le ideologie di altri che mi hanno colpito. Quanto i risultati di un sondaggio sul 9% circa degli psicologi iscritti all’Ordine, raggiunti per email su tutto il territorio nazionale (Lingiardi, Nardelli, 2011). Il Dr. Nardelli ci ha non troppo allegramente intrattenuto (non certo per sua colpa) con Chiquadro, tabelle di contingenza, significatività del campione (circa 3000 persone) e altre amenità statistiche, fotografando una situazione che mi spiace definire per certi versi preoccupante. Ecco a voi, per il vostro piacere intellettuale e filosofico, alcuni dei dati che ho trascritto sui miei appunti e dai quali ho tratto una spiacevole, ancorché provvisoria, conclusione. Seduto a metà sala osservo, dapprima incuriosito poi sempre più preoccupato, una successione di dati di questo tenore: il 24% degli intervistati NON ritiene l’omosessualità una normale variante della sessualità umana. Di questi il 10% la ritiene anormale e il 14% è così in dubbio da non saper dare una risposta che 40 anni fa l’American Psychiatric Association e 30 anni fa l’OMS hanno saputo dare. È  possibile, mi chiedo, che decisioni così “recenti” non siano ancora entrate nel bagaglio professionale di tutti? Ma mi mantengo positivo: il 75% dei miei colleghi ha un’opinione diversa. Bene!

No! Nooo! Nooooooo!

No! Nooo! Nooooooo!

Così, mentre continuano a scorrere slide in cui si riportano percentuali sull’opinione di alcuni miei colleghi sull’omogenitorialità (favorevole solo il 58%, ma su questo personalmente sono più incline a comprendere, ma non a giustificare, le resistenze delle diverse impostazioni pedagogiche), e buone notizie (il 58% dei miei colleghi è a favore del riconoscimento legislativo delle unioni civili per coppie dello stesso sesso), passiamo a numeri ben più preoccupanti: il 56% degli intervistati interverrebbe per modificare l’orientamento “egodistonico” di un paziente che ne facesse esplicita richiesta anziché sull’egodistonia (il non accettare il proprio orientamento sessuale). Il 2% lo farebbe comunque, richiesto o meno, perché per loro è chiaro che il problema è lì … Mi stropiccio gli occhi, guardo il calendario del mio cellulare: conferma che siamo nel 2013 in Italia e non nella Russia di Putin. Concludo che deve essermi sfuggito qualcosa. Ma la meraviglia è un’emozione strana, che non demorde se si colora di inquietudine. Così, amara in fundo, appare un’altra slide con delle percentuali per le quali non intendo usare aggettivi: il 25% dei miei colleghi intervistati dichiara di essere scarsamente preparato sul tema dell’omosessualità e della bisessualità, mentre un 60% ammette con grande sincerità di non essere per nulla preparato.

CattivissimoOra scusate ma non riesco a trattenere una volgare interiezione che ha anche il valore di un’invocazione apotropaica: oh cazzo! Ricapitoliamo: il 56% (+2%, che quindi diventa 58%) dichiara che interverrebbe a “cambiare” l’orientamento sessuale di un paziente e un 85% (60%+25%) si dichiara poco o per nulla preparato proprio sull’ambito in cui, per ovvia sovrapposizione delle percentuali, interverrebbe. Come dire: non ne so un cazzo, ma ti “curo” lo stesso!? Onore a tutti coloro i quali, ritenendosi poco preparati,  non interverrebbero per modificare l’orientamento sessuale di un cliente: a spanne e con un calcolo acrobatico sono un buon 25%.

Ecco cosa si intende per omofobia (o meglio omonegatività) sociale: l’omosessualità è totalmente al di fuori dell’orizzonte di intervento dell’ 85% dei miei colleghi. Evenienza questa già singolare perché dubito davvero che durante la sua carriera uno psicologo non abbia mai incontrato un gay, una lesbica o un bisessuale e che, spinto da questo incontro, non abbia approfondito. Ma che fa ipotizzare anche e forse più dolorosamenteOmofobia che questi pazienti non si siano sentiti autorizzati a parlare di quest’aspetto fondamentale della loro esistenza, perché preoccupati  di un rifiuto o che questo li avrebbe etichettati ipso facto come “anormali”. E non parliamo di piccoli numeri. A spanne i pazienti lgbt dovrebbero essere almeno il 10% della popolazione clinica, nell’ipotesi poco probabile che questa sia un campione rappresentativo dell’intera popolazione, ma più realisticamente la percentuale dovrebbe alzarsi non poco perché il minority stress, ossia lo stigma sociale a cui vanno incontro le minoranze sessuali, è causalmente collegato all’insorgenza di diverse patologie, la prima delle quali è la depressione e il suicidio, soprattutto negli adolescenti. EPPURE nonostante questa ampia ignoranza sul tema (anche comprensibile: non si può sapere tutto di tutto e se non si vuole operare professionalmente con un gruppo sociale è più che lecito non farlo) si procede comunque a intervenire, ignari delle raccomandazioni scientifiche degli organismi internazionali più accreditati e ora anche dell’Ordine degli Psicologi che sono concordi nel dire che gli interventi intesi a cambiare l’orientamento sessuale sono inutili e possono essere anche gravemente dannosi.

business focusOra, sia chiaro, non bisogna fare di tutta l’erba il proverbiale fascio. Ci sono molte considerazioni da fare rispetto a questo questionario: non ha distinto tra psicoterapeuti, psicologi che si occupano di clinica e psicologi impegnati in consulenze di lavoro e organizzative, non ha presentato tabelle di contingenza sull’età dei partecipanti (come rispondono gli psicologi più giovani? L’esperienza modifica le risposte? La mancanza di informazione è dovuta alle scuole di formazione e/o alle università che non trattano esplicitamente l’accoglienza dei pazienti omosessuali? Oppure gli psicologi più anziani sono ancora condizionati da impostazioni psicopatologiche e psicoanalitiche ormai superate? E’ un problema di aggiornamento?), il campione pur essendo molto ampio non è rappresentativo rispetto al numero di variabili indagate. Per questo non si possono tirare conclusioni affrettate, né mi permetto di farlo e di lanciarmi in facili generalizzazioni: da paziente prima e da psicologo ora ho sempre incontrato professionisti sensibili e rispettosi. E ho fondati motivi per credere che la situazione non può che migliorare. Così personalmente considero questo questionario e i risultati che ha fornito come un interessante modo per capire come la pensano circa 3000 miei colleghi in tutta Italia: uno schizzo, più che un quadro esatto.
Per questo plaudo all’iniziativa di sabato scorso: incontri come questo dovrebbero essere molto più frequenti e trattare i diversi temi collegati all’accoglienza delle persone lgbt, che, ricordiamolo, sono solo un esempio del più ampio e sfaccettato tema dell’accoglienza della diversità: sessuale, culturale, religiosa, etnica.

Per questo mi piacerebbe fare mia e rilanciare la proposta di un collega che assisteva con me al congresso: perché non creare dei gruppi di studio all’interno degli Ordini regionali che si occupino di organizzare iniziative di aggiornamento sul tema della differenza sessuale e dell’accoglienza delle persone lgbt, sia in ambito clinico che sociale e organizzativo? D’altronde se dovessi trovare un comun denominatore all’operato degli psicologi è proprio la capacità di costruire forme di convivenza che garantiscano il pieno sviluppo delle potenzialità delle persone e delle organizzazioni. E le persone lgbt sono cittadini, lavoratori, contribuenti, figli e genitori come tutti – e come tutti hanno diritto ad un ascolto particolare. A questo punto un gelato è d’obbligo.

LINGIARDI, V., NARDELLI, N. (2011), “Psicologi e omosessualità”. In Notiziario dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, 3/2010 -1/20122, pp. 17-29

La morte allegra: un’intervista

Indovina!

Indovina!

Sapete che su questo blog amo pormi e porre domande difficili.
Eccone una: metti un sabato pomeriggio di fine primavera un’esperta di processi formativi  e uno psicologo nella sede dell’UAAR di Roma Ostiense. Aggiungete che lui, lo psicologo, ha un microfono e intende usarlo. Sappiate che lei, l’esperta, è pronta e preparata a ogni richiesta. Cosa potrebbe accadere?
Come amava ripetere il personaggio feticcio di Arthur Conan Doyle, quando elimini l’impossibile quello che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità.  Quello che è accaduto quel sabato pomeriggio, per quanto improbabile,  è stato possibile e vero: un’intervista, per me molto importante, che nasce fondamentalmente da una sola domanda, che ne ha poi generate molte altre: “Cosa accade quando muore una persona non religiosa? Esistono funerali laici? È possibile un’assistenza non confessionale? E qual è il ruolo di psicologi e counselor nell’accompagnamento dei morenti?”.
L’esperta di processi formativi è Cinzia Visciano, Coordinatrice del Circolo Territoriale UAAR di Roma e mia amica. Avrete capito che lo psicologo intervistatore sono io.

Mossa inaspettata

Mossa inaspettata

Due parole sul tono: proprio in quanto intervista “vera”, e fatta a quattr’occhi, Cinzia e io ci siamo… divertiti. Sì, ci siamo divertiti, ma non abbiamo certamente sottovalutato il tema, forse l’opposto. Non sono un filosofo né un maestro di vita, ma ho l’impressine che un po’ di umorismo sia un’ottima difesa dall’ansia che inevitabilmente questo tema suscita. Così spero che per voi il fatto che abbia riportato anche le nostre risate non sia di offesa, ma di aiuto. Come il video che troverete alla fine… Non vorrei che di voi si dicesse: “Era un uomo così antipatico che dopo la sua morte i parenti chiedevano il bis”. (Totò)

Ecco, fedele fino alle virgole, la metà circa di quello che ci siamo detti.  L’altra metà in una prossima puntata.

NonSonoSimgundCinzia, ho voluto organizzare questa chiacchierata con te partendo da uno spunto personale. Recentemente ho assistito al funerale di un’anziana signora morta improvvisamente.  Era a modo suo religiosa: non andava in chiesa ad esempio, ma si diceva credente. I figli e i nipoti sono in gran parte agnostici o atei. Durante la cerimonia, officiata da un prete che non conosceva nessuno dei presenti né la defunta, mi sono chiesto: come posso, da ateo o agnostico, laico o non cristiano, chiedere una cerimonia funebre che rispecchi le mie convinzioni? Perché ho l’impressione che di quest’argomento non si parli: non si sa che si può fare e come fare.

Cinzia –  Se non c’è nulla di scritto, e la famiglia è credente, è naturale – cioè segue l’ordine naturale delle cose in Italia – che si faccia questo funerale religioso.

NonSonoSimgundCerto chiamarlo “ordine naturale”…

Cinzia [Ride] Eh! Purtroppo è l’ “ordine naturale” perché sembra difficile da smontare. Che succede? Se sei dichiaratamente ateo, nel mio caso ad esempio io sono sbattezzata, quindi non solo sono atea ma sono anche proprio fuori dalla chiesa cattolica: sono un’apostata… ecco, in teoria non dovrebbero assolutamente farmi un funerale, perché è chiaro: sono proprio scomunicata [ridiamo]! C’ho questa bella scomunica latae sententiae

NonSonoSimgundQualche tempo fa, saresti stata sepolta in terra sconsacrata…

Cinzia– Sì [ridiamo] come una volta i suicidi, anche se adesso sembra che non ce li mettono più… Comunque è anche il mio problema, un problema che mi sono posta anche io e si pongono tutti quelli che hanno intorno persone che non sono credenti. Perché se hai intorno familiari, amici e parenti non credenti è più facile che non venga fatto un funerale religioso, anche se è più difficile da organizzare. Ma si può fare. È  più difficile perché a Roma esistono solo due posti: uno è il Tempietto Egizio al Verano, un posto piccolino ma funzionale, insomma se ne fanno parecchie, e un altro sta all’altro cimitero, quello di Prima Porta. Quindi intanto è possibile… ti dico che c’è un numero al quale ci si deve rivolgere per il tempietto egizio. Un po’ di tempo fa chiesi informazioni per il tempietto per organizzare lì un evento per il circolo UAAR, che aveva anche a che fare con i funerali. Non mi hanno mai risposto: spero almeno che quando uno sta per morire almeno rispondano ai parenti [ride]!

NonSonoSimgundDevi avere proprio l’emergenza! Tipo: “Scusi ma avrei il morto qui…”

Cinzia – Sì [ride]! “Scusi, ma ho un’emergenza e sa, il morto è come l’ospite …”  Scusa! [Ridiamo] … Comunque, diciamo che funziona e a Roma è possibile. A questo proposito,  proprio l’anno scorso io e la Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni (una raggruppamento di molte associazioni laiche romane) avevamo preso contatti con l’XI Municipio, zona EUR. Chiedevamo una Sala del Commiato in quel municipio. Il progetto iniziale era che il Municipio fornisse una sala, e noi come associazioni avremmo fornito una serie di servizi legati alla cerimonia. L’UAAR avrebbe fornito i celebranti. Infatti all’interno dell’associazione c’è già qualcuno che offre il servizio di celebrante per diverse occasioni, perché non c’è soltanto il commiato ma anche cerimonie laiche che riguardano il matrimonio e così via. Però [mi passa un depliant] stiamo organizzando un corso aperto a tutti, e rivolto alle persone in tutta  Italia,  tenuto da Richard Brown, che è il nostro coordinatore di Catania. Richard, forte dell’esperienza inglese (perché in Inghilterra esistono già queste figure)  proponeva di organizzare qui a Roma questo corso… Comunque, torniamo a noi, per essere pratici, l’unica cosa da fare è contattare il Tempietto Egizio (tel. 0649236255), vedere se c’è qualcuno che offre il servizio, oppure organizzarsi tra gli amici. Le cerimonie laiche sono molto libere, ognuno può decidere cosa fare: generalmente gli amici e i parenti decidono come strutturare la cosa, non c’è un criterio fisso… La figura del celebrante è importante perché deve fare quello che gli dicono di fare i familiari e gli amici, non deve andare oltre. Non c’è niente di religioso. Ci può essere davvero di tutto: c’è chi canta, chi suona, se qualcuno vuole dire qualcosa, se qualcuno non vuole dire niente lascia la parola al celebrante – insomma ognuno può fare come gli pare.

NonSonoSigmund La figura del celebrante è molto interessante: ti confesso che non sapevo esistesse. Come si diventa un celebrante laico? Che preparazione deve avere?

Cinzia – Noi avevamo fatto una prima iniziativa alla quale avevo partecipato anche io. Richard Brown ci aveva illustrato quali sono gli aspetti fondamentali di un celebrante. Ce n’erano alcuni che facevano un po’ sorridere perché si rifanno un po’ agli attori di teatro – la voce impostata, un certo aplomb… È il celebrante a tenere le fila di tutto: il discorso che verrà fatto, i rapporti con i famigliari… Per questo deve avere una estrema disponibilità verso l’altro – a fare esattamente quello che ti chiedono. Il celebrante non propone nulla di suo, a meno che non gli venga richiesto, ovviamente. Diciamo che queste sono le caratteristiche principali: deve fare quello che familiari e amici vogliono che faccia.

NonSonoSigmund– E se i parenti non sanno cosa fare, il celebrante cosa propone?

Cinzia – In genere viene fatto un discorso. Devo chiarirti che sono un’addetta, nel senso che non ho fatto il corso, anche perché  è una cosa che non mi piacerebbe fare, ma questa è una mia opinione personale. Diciamo che il celebrante fa un discorso relazionandosi comunque con i familiari, che è un po’ quello che in teoria dovrebbe fare il parroco, no? Una volta era la figura del parroco, in un paese ad esempio, che conosceva il defunto, e quindi ne parlava. Oggi si fa un funerale a qualcuno che in genere non si sa proprio chi sia: sanno il nome, perché gliel’hanno detto, l’età – ma parlano di qualcuno che per il parroco non è  mai esistito. Ovviamente così il funerale può diventare un’occasione di allontanamento dalla chiesa, e non solo per chi non è religioso o indifferente. Penso che anche chi è religioso nel momento in cui saluta un congiunto vuole sentire calore e vicinanza, no? Se è un completo estraneo e non sa nulla del morto, non si informa  – perché appunto è importante il rapporto con familiari, parenti e amici che stanno lì, sono loro che ti devono dire… anche se non vogliono esporsi.

L’intervista è continuata. E continuerà sulle pagine di questo blog. A questo indirizzo web troverete la pagina del Circolo Romano UAAR per le informazioni sulle cerimonie laiche. Vorrei citare un brano di questa pagina, che mi è molto piaciuto:

“Tale tipo di pratiche non è condiviso da tutti i non credenti ma, esistendo la libertà di scelta, l’associazione si preoccupa di dare la possibilità di accedere a tali servizi a tutti i cittadini che la richiedano e a fornire anche i celebranti o gli officianti (se richiesti).”

Bene, anche questo post è finito. Su non siate tristi: vi lascio in compagnia di qualcuno che con la morte sa anche ballare!

Piccolo manuale di autodifesa dall’eterofobia

Gianluca Buonanno, un paladino della libertà di opinione contro la dilagante etorofobia (questa vorrebbe essere una battuta, ma c'è chi ci crede davvero!)

Gianluca Buonanno, un paladino della libertà di opinione contro la dilagante etorofobia (questa vorrebbe essere una battuta, ma c’è chi ci crede davvero!)

Insulti, aggressioni, ostilità sociale, negazione dei diritti: la maggioranza eterosessuale in questo paese e nel mondo è sempre più vittima della piaga odiosa dell’eterofobia.  Lo stigma secolare che addita gli eterosessuali come innaturali, perversi e moralmente disordinati ha radici profonde, e solo da pochissimi anni abbiamo imparato a convivere con questa maggioranza silenziosa cui fin troppo spesso l’agguerrita e razzista lobby lgbt  nega i diritti fondamentali: manifestare le loro preferenze sessuali in pubblico e nei media, sposarsi, essere genitori, esercitare il loro diritto  di parola! Read more

The Karma Experiment

Karma ...

Karma …

I più affezionati tra mie le lettrici e i miei lettori sanno che questo è un blog interattivo: mi piace proporre test, esperienze e resoconti di fatti più o meno inoppugnabili. Come sapete, amo il metodo sperimentale – che per i fenomeni psicologici diventa più spesso metodo esperienziale. Senza, a mio avviso, perdere in oggettività.

Ma come? Non c’è qualcosa di più arbitrario ed erratico dell’esperienza personale?

Ottima domanda. Che mi permetterà di proporvi una “esperienza galileiana” – e per farlo mi concentrerò su un tema tra i più scivolosi, abusati, mistici e fumosi, diventati (ahimè) parte del nostro lessico globale. Sapete tutti cosa significa karma? Read more

S.L. e la maledizione del q.b.

La prima volta in bici è così per tutti!

La prima volta in bici è così per tutti!

Siamo avvolti nel mistero. Nati deboli e nudi,  “gettati” nel mondo, dobbiamo imparare a fare tutto. Impariamo cos’è notte e giorno, impariamo a riconoscere il sonno e la fame, impariamo a parlare e a usare gli strumenti che, quasi letteralmente, sono il nostro habitat non naturale. Il mistero è così fitto che a dirla tutta non sappiamo neppure bene come riusciamo a imparare: quanti di voi saprebbero spiegare come fanno a tenere l’equilibrio in bicicletta? Eppure insegniamo ai nostri figli a usare questo instabile arnese di locomozione e, meraviglia, i nostri industriosi pargoli imparano!

La nostra vita è una trama di domande: chi sono? Da dove vengo? Dove vado? E soprattutto chi è S.L. ?! Alle prime tre domande non ho una risposta, per l’ultima, abbiate pazienza.

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La psicologia degli scaricatori di birra

La birra è una bevanda fragile?

Salute!

Dopo qualche mese di silenzio,  impiegato per dedicarmi al proverbiale studio “matto e disperatissimo”[i], eccomi di nuovo qui per riprendere il dialogo con chi ha la pazienza (e il gusto, mi auguro) di leggermi.

Ovviamente mi scuso per l’assenza ingiustificata. E spero che questo nuovo post possa spingervi a un po’ di clemenza.

Come tradizione, vi propongo un video davvero singolare…
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Omosessualità e religione: laico diritto all’amore

dio_ops“I quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio:
Omicidio volontario;

peccato impuro contro natura;

oppressione dei poveri;

frode nella mercede degli operai.”

(San [?] Pio X, Catechismo maggiore, 1910)

Angelo Cardinal Bagasco

Sua Emittenza Angelo Bagnasco, il cui giudizio sui matrimoni gay è molto diverso da quello che avrebbe pronunciato l’ayatollah Khomeini: è in italiano.

Qualche giorno fa Sua Eminenza Angelo Bagnasco ha duramente ammonito l’Italia perché non segua il terribile esempio della Francia, introducendo il matrimonio per tutti. Il baratro ci attende. Lo stesso della Spagna, del Belgio, della Danimarca, della Norvegia, della Sveziak, dell’Inghilterra, dello Stato di New York e di Washington… Per dirne solo alcuni. Saremo in ottima compagnia in questo orrido baratro, addirittura un po’ strettini.

Oggi, 5 febbraio 2013, Radio Padania (??) Libera  sventola alta l’insegna “Dio, patria (padana) e famiglia” ricordandoci – lo avessimo scordato in due tre giorni dalle ultime uscite episcopali – che il “matrimonio omosessuale” è contro Dio.

radio_padania_gay

E’ davvero da molto che non mi rivolgo direttamente a Iddio Padre Onnipotente Signore e Creatore del cielo e della Terra, però qui, pubblicamente, sento una prece nascermi nel cuore …
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Memorare!

nodoRicordare non è facile: pensiamo allo studio e alle interrogazioni scolastiche – un’esperienza che varia dalla seccatura all’incubo (per i più sfortunati tra noi). La memoria è al centro della nostra vita, ed è una facoltà che si declina sempre al presente: ripropone gli eventi passati, o alcuni loro aspetti, qui e oggi.

Ma come ricordiamo? Niente di meglio di un esperimento! Read more

Narcisissimo me!

Cattivissimo

Avvertenza: in questo post si fa un uso pertitente del turpiloquio e della volgarità. Se questo può ferire la tua sensibilità, non leggerlo!

Un fantasma si aggira per la rete (e non solo).  Forse si tratta di uno spirito maligno, non proprio con corna ricurve, pelle color eritema solare e unghie lunghe e poco curate… In realtà non si aggira affatto e sta ben piantato nella testa di molti tra noi – me compreso ovviamente.

Se come me scrivete e leggete sul Web, se vi aggirate tra blog, twit, e status FB ne avrete fatto sicuramente esperienza: oggi parliamo di flame – scontri “a fuoco” a suon di commenti, perentori, offesi, irritanti e irritati, documentati o urlati – insomma piazzate virtuali su altrettanto virtuali piazze.
Tuttavia, prima di dare fuoco alle polveri, vi propongo un dei miei soliti  “non-test”, ossia un gioco senza pretese di validità per misurare quanto siamo… non voglio rivelarvi nulla! sarà una sorpresa. Pronti? Read more

Il prete bullo: lettera aperta al Sig. Piero Corsi, sacerdote

Gentile (?) Sig. Piero Corsi,

Sarebbe andato tutto diversamente...

Sarebbe andato tutto diversamente...

finora dalle pagine virtuali di questo blog non ho mai scritto a nessuno, ma la vicenda che ha costruito con le sue spericolate e odiose affermazioni mi hanno prima fatto … inquietare;  poi dall’inquietudine ho spremuto l’intenzione di dire la mia.

Riassumo in breve il suo pensiero: “le donne provocano, per questo si meritano le violenze che subiscono”.

Intanto, a differenza di quanto sembra credere lei, io rispetto le vittime (forse è un residuo della mia precedente appartenenza alla sua religione, o forse è umano e gli agnelli divini c’entrano poco) quindi voglio che lei sappia che per quanto mi è difficile la rispetto. Credo infatti che lei sia vittima prima di tutto delle sue opinioni, del silenzio complice dei suoi tanti, troppi correligionari e ora dell’imbarazzato tradimento della sua Chiesa.
Una chiesa che vigila occhiutamente sulle eventuali inclinazioni balsfemamente omoerotiche dei suoi sacerdoti,  ma che evidentemente non mette lo stesso impegno a verificare le opinioni maschiliste,  razziste e fasciste degli stessi… Read more